Un recente studio condotto dall’Inail, “Gli infortuni sul lavoro in orario notturno in Italia” ha aggiornato e approfondito una precedente pubblicazione (Brusco et al. 2011), riesaminando tale tematica e prendendo in esame il quinquennio 2018-2022.
Vediamo, in questo articolo, alcuni dati sul lavoro notturno in Italia e sugli infortuni registrati di notte.
Il lavoro notturno in Italia: la situazione
Dei rischi legati al lavoro notturno avevamo parlato in questo articolo del nostro Magazine, dove abbiamo approfondito di cosa si tratta, la normativa di riferimento, quando è vietato e quali sono i soggetti non obbligati.
Per quanto riguarda la situazione in Italia, descritta nel documento Inail, vi sono diversi dati interessanti. Dal punto di vista dei settori produttivi, nel 2022, il lavoro notturno è più diffuso soprattutto nella sanità (20,6% di tutti i lavoratori notturni), nelle strutture ricettive (16%), nella pubblica amministrazione (10%, in cui rientrano anche difesa e ordine pubblico) e nel trasporto e immagazzinaggio (9,8%).
Tuttavia, anche la quota nell’industria in senso stretto è rilevante (20,3%), per effetto delle unità produttive a ciclo continuo o impegnate in notturna (metalmeccaniche, alimentari, industrie della stampa, ecc). Un fenomeno in crescita, anche per via della massimizzazione dell’utilizzo di macchinari che non possono stare fermi, in quanto il riavvio comporterebbe tempo e perdita di materiali oppure perché il loro costo è molto elevato e per essere ammortizzato è necessario farne un uso ininterrotto.
Rispetto alla pubblicazione precedente, la presenza di donne lavoratrici notturne è aumentata di 2 punti percentuali, rappresentando ora il 31,3% degli occupati notturni (con una differenza che rimane ancora importante rispetto ai lavoratori di sesso maschile, che sono quasi il 70% del totale).
Dal punto di vista territoriale, invece, si rileva che il 48,3% dei lavoratori notturni è collocato al Nord, il 30,2% nel Mezzogiorno e il resto al Centro. Nel dettaglio regionale, la distribuzione in valore assoluto vede la Lombardia al comando (16,5%), seguita da Lazio (11,6%) e Veneto (8,7%).
Altro elemento da sottolineare riguarda i profili professionali più coinvolti nel lavoro notturno. Al primo posto troviamo quelli dell’area del commercio e servizi (31,9%), poi i conduttori di impianti, operai di macchinari e conducenti, seguiti dalle professioni tecniche (dove rientrano anche i lavoratori della sanità come medici e infermieri, entrambi col 17% circa). Inoltre, il 43% delle forze armate svolge lavoro notturno, così come il 23,5% dei conduttori di impianti, operai di macchinari e conducenti di veicoli e il 18,9% del personale dell’area del commercio e servizi.
I dati sugli infortuni sul lavoro in orario notturno
Per gli infortuni dei lavoratori notturni sono state esaminate le denunce di infortunio avvenute nella fascia oraria da mezzanotte alle 6, nel quinquennio 2018-2022.
La maggior parte dei casi rilevati riguarda persone che prestano abitualmente attività in orario notturno, ma una parte coinvolge anche il personale impiegato di giorno e che solo occasionalmente si trova a lavorare in ora tarda o con le prime luci del sole, per esempio per lavoro straordinario.
Nel 2022, gli infortuni sul lavoro denunciati complessivamente all’Inail, al netto dei casi inerenti agli studenti di scuole di ogni ordine e grado, sono stati 640.251. Di questi, 18.054 sono occorsi tra la mezzanotte e le 6, per una quota del 2,8% (che si è mantenuta abbastanza stabile nel quinquennio 2018-2022, a meno del calo osservato nell’anno della pandemia).
Per quanto riguarda i decessi, sempre nel 2022, quelli complessivi sono stati 1.243, di cui 96 avvenuti in orario notturno. Più elevata, in questo caso, l’incidenza: 7,7% nel 2022, la più alta nel quinquennio, a fronte di un dato medio del 5,5% (quasi doppio rispetto a quello osservato sugli infortuni in complesso; tuttavia, trattandosi di numeri ridotti, variazioni di poche unità possono determinare oscillazioni nelle frequenze).
Ragionando sul quinquennio, invece, gli infortuni denunciati durante il lavoro notturno mostrano un andamento altalenante, con dati costanti nel 2018 e 2019, un calo importante nel 2020 e 2021 – per motivi certamente legati alla pandemia – e una ripresa nel 2022, con un +10,8% rispetto al 2018.
I casi mortali, che avevano registrato una costante diminuzione tra il 2018 e il 2021, mostrano una risalita nel 2022, con un +14,3% dal 2018. Un dato in controtendenza rispetto agli infortuni mortali in complesso, che nel quinquennio hanno registrato un decremento del 3,8%.
Il documento Inail fornisce diversi dati sugli infortuni sul lavoro notturni (mortali e non) inserendo anche grafici e tabelle specifiche, riguardanti ad esempio:
- modalità di accadimento;
- gestione assicurativa;
- genere;
- principali classi professionali;
- provenienza geografica e principali Paesi di nascita;
- giorno di accadimento;
- ora di accadimento;
- ecc.
Per approfondire, qui puoi consultare il documento Inail completo.
Infortuni sul lavoro notturni: alcuni aspetti da considerare
Nella parte del documento dedicata alle conclusioni, vengono inserite alcune riflessioni sulla probabilità di avere un infortunio a parità di lavoro e, quindi, di mansione svolta con la sola variante dell’ora solare: i lavoratori sono sottoposti allo stesso rischio?
In effetti, ci sono delle considerazioni che vanno fatte. Ad esempio, un operaio che lavora in una catena di montaggio avrà sempre le stesse mansioni indipendentemente dall’orario, ma di notte potrebbe avere una perdita di concentrazione o di riflessi per l’alterazione del ciclo sonno/veglia.
Oppure, per un sanitario di reparto la routine notturna dovrebbe essere meno impegnativa rispetto al giorno, in quanto i pazienti dormono e necessitano di cure minori, ma il lavoratore potrebbe essere reduce da una mattinata in corsia, con la componente dell’affaticamento fisico dovuto al poco tempo di ripresa. Altro esempio può essere quello dell’autotrasportatore che percorre lunghi tratti: durante le ore notturne dovrebbe trovare strade meno trafficate, quindi avere meno incidenti stradali, ma fattori quali le luci soffuse della notte e le strade più libere potrebbero deconcentrare il guidatore.
In generale, comunque, viene riconfermato quanto evidenziato nella precedente pubblicazione, ovvero un rischio più elevato per il complesso dei lavoratori, sebbene ci siano dei limiti da considerare nell’indice di rischio legati a:
- non poter valutare quantitativamente i livelli di stanchezza del lavoratore che si appresta a svolgere un lavoro notturno;
- mancata distinzione tra i diversi aspetti che possono concorrere al verificarsi dell’evento infortunistico (alcune attività notturne sono svolte analogamente a quelle diurne, altre si caratterizzano come funzioni esclusivamente di controllo e presidio).
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