Rischio allergie da pollini ed esposizione sul lavoro

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Rischio allergie da pollini ed esposizione sul lavoro

Secondo il Niosh (National institute of occupational safety and health), circa il 17% dei casi di asma negli adulti è attribuibile all’ambiente di lavoro, e l’asma e la rinocongiuntivite possono avere effetti tangibili sulla qualità della vita e sulla produttività lavorativa, riducendola anche del 40%.

Nei luoghi di lavoro, dunque, è importante identificare le fonti di esposizione a pollini e valutare le misure di prevenzione e protezione da mettere in atto per eliminare o ridurre al minimo i rischi.

Una recente pubblicazione dell’Inail (“Allergie da pollini: esposizione in ambito occupazionale – manuale informativo“) ha approfondito proprio questi aspetti. Vediamo, di seguito, alcuni punti interessanti del documento.

Allergie da pollini: alcuni dati ed effetti sulla salute

I soggetti allergici al polline, in Europa, superano gli 80 milioni, con dati di prevalenza tra il 10% e il 20%, riportati anche per l’Italia, ma le stime possono spingersi anche fino al 40%.

Non tutti i pollini inducono allergia, ma comunque vi possono essere diversi fattori in grado di incidere sulla reazione allergica (ad esempio la specie, la concentrazione in aria, l’urbanizzazione, l’inquinamento, gli eventi atmosferici, la suscettibilità della persona, il suo stato di salute generale, ecc).

È importante considerare, inoltre, che i cambiamenti climatici stanno contribuendo ad aumentare l’esposizione ai pollini, in quanto l’incremento delle temperature globali favorisce la produzione e il rilascio dei pollini e sta modificando la stagionalità delle piante.

Dal punto di vista degli effetti sulla salute, le patologie allergiche possono avere conseguenze sull’apparato respiratorio, oculare, cutaneo e a livello sistemico. Si può quindi passare da asma, rinite, congiuntivite e dermatite, fino ad arrivare allo shock anafilattico, che può avere anche esiti fatali. Alcuni dati, in questo senso, stimano che vi siano:

  • oltre 300 milioni di persone nel mondo che soffrono di asma;
  • circa 500 milioni di persone nel mondo in cui si verifica la rinite allergica, delle quali 200 milioni presentano una co-morbidità.

Anche per quanto riguarda le allergie alimentari, circa il 30%-60% di esse è associato ad allergia ai pollini.

In termini di esposizione occupazionale, invece, è chiaro come vi siano alcune mansioni che espongono maggiormente i lavoratori al rischio di sensibilizzazione allergica da pollini, come ad esempio i lavori in agricoltura, quelli legati alla manutenzione del verde e, in generale, quelli legati al lavoro outdoor.

Gli ambienti indoor hanno condizioni generalmente più stabili e difficilmente i pollini possono provenire dall’interno, salvo casi particolari, come la coltivazione di grandi quantità di piante in spazi chiusi (es. le serre). Vi sono però dei fattori che possono incidere anche negli spazi chiusi, quali la circolazione d’aria in ambiente indoor e l’entrata di aerosol biologico dall’ambiente esterno.

Rischio allergologico in ambito occupazionale: norme di riferimento

Come sappiamo, la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è normata dal D.Lgs. 81/08, che prevede – all’articolo 28 – l’obbligo da parte del datore di lavoro di eseguire la valutazione di tutti i rischi cui il lavoratore può essere esposto (e la conseguente redazione del DVR).

Ad oggi, il rischio allergologico non è del tutto regolamentato dal Testo Unico, nonostante vi siano diverse attività lavorative (sia in ambienti indoor che outdoor) che espongono i lavoratori a tale rischio.

Inoltre, nell’Allegato XLVI, i pollini non rientrano tra gli agenti biologici con possibili effetti allergici, in quanto non possono essere propriamente definiti “agenti biologici” ma piuttosto agenti di origine biologica (che comprendono gli allergeni di origine vegetale, animale e alimentare).

Dunque, il rischio allergologico sembrerebbe sottostimato a livello normativo, ma in realtà – date le indicazioni delle fonti internazionali e il complesso della legislazione vigente in Italia – esso viene considerato al pari di tutti gli altri. Infatti, le malattie di natura allergica sono da considerarsi malattie professionali quando contratte in seguito all’esposizione a fattori di rischio che derivano dall’attività lavorativa.

La legislazione italiana, quindi, prevede per le malattie professionali l’assicurazione obbligatoria, volta a tutelare il lavoratore, così come l’obbligo di denuncia delle malattie professionali per ogni medico che ne accerti l’esistenza (anche senza il consenso del lavoratore e anche se quest’ultimo non è assicurato Inail o è un lavoratore irregolare).

Anche la certificazione di malattia professionale (primo certificato di malattia professionale) rappresenta un obbligo per qualunque medico che presta la propria assistenza a un lavoratore infortunato sul lavoro o affetto da malattia professionale.

Per quanto riguarda gli adempimenti connessi alle malattie di natura allergica di origine occupazionale, perciò, bisogna fare riferimento non solo alle indicazioni fornite dal D.Lgs. 81/08, ma anche al d.p.r. 1124/1965, che include:

  • la tabella delle malattie professionali;
  • la lista delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia.

Raccomandazioni per proteggere la salute dei lavoratori esposti al rischio allergologico

Il documento Inail, oltre a fornire delle indicazioni per la popolazione generale, si concentra anche su quelle per i lavoratori esposti al rischio allergologico.

Il controllo dei livelli di esposizione è il principale strumento di prevenzione e gestione dell’asma o rinite occupazionale, anche per quanto riguarda l’esposizione ai pollini. Quindi individuare le fonti di esposizione e valutare gli interventi più idonei è fondamentale.

Una misura di riduzione dell’esposizione a pollini nei lavoratori è rappresentata dall’uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, anche se la loro efficacia su uno specifico allergene va valutata caso per caso.

Altri esempi di misure di prevenzione riguardano:

  • strumenti informativi sui rischi associati ai pollini e su come intervenire in caso di attacchi allergici gravi in un altro lavoratore;
  • sorveglianza sanitaria già dai primi anni di storia lavorativa, in particolare per soggetti a rischio a causa di sensibilizzazione, atopia o alti livelli di esposizione;
  • monitoraggio ambientale e aerobiologico;
  • gestione del verde urbano (ad esempio, una possibile misura di prevenzione per ridurre l’esposizione outdoor a pollini è quella di sostituire le piante allergizzanti in prossimità del luogo di riferimento con piante a bassa allergenicità).

Per approfondire, qui puoi consultare il documento completo sulle allergie da pollini e l’esposizione in ambito occupazionale.

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Immagine di Mattia Pinali
Mattia Pinali

Consulente specializzato in salute e sicurezza sul lavoro, musicista e appassionato di sport.

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Mattia Pinali

Consulente specializzato in salute e sicurezza sul lavoro, musicista e appassionato di sport.

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