La prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario

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La prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario

Nonostante l’impiego di farmaci pericolosi – introdotti e definiti dalla Direttiva (UE) 2022/431 e conformi ai criteri per la classificazione come sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione – spesso gli aspetti di prevenzione e protezione in questo ambito sono sottovalutati rispetto a quello sanitario, a causa di una diversa percezione del rischio.

Una recente pubblicazione dell’Inail ha approfondito proprio il tema della prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario, con un focus sulla manipolazione dei farmaci pericolosi. Vediamo, di seguito, alcuni punti da considerare.

Rischi nel settore veterinario: classificazione degli ambienti di lavoro

Per tutelare il benessere animale e la salute pubblica, il medico veterinario deve svolgere la propria professione in ambienti e contesti organizzativi adeguati, con mezzi e personale qualificato.

Tale figura è quindi tenuta a osservare le norme vigenti in materia di igiene e benessere animale, oltre a quelle di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

La conferenza Stato-Regioni ha sancito l’accordo del 26 novembre 2003 per la definizione dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi richiesti per l’erogazione delle prestazioni veterinarie. L’accordo classifica le strutture veterinarie, pubbliche e private, in base alle diverse tipologie, ovvero:

  • studio veterinario: struttura dove il medico svolge la propria attività, senza o con accesso di animali. In quest’ultimo caso, nella struttura sono presenti tutti i servizi necessari;
  • ambulatorio veterinario: le prestazioni avvengono con l’accesso di animali, con degenza solo giornaliera;
  • clinica/casa di cura veterinaria: fornisce assistenza medico-chirurgica di base e/o di tipo specialistico ed è prevista la degenza dell’animale superiore alle 24 ore;
  • ospedale veterinario: dispone di un numero maggiore di attrezzature e servizi, con possibilità di effettuare radiografie, test, analisi, ecc. Ha l’obbligo di pronto soccorso 24 ore su 24 e di ambulatori con possibilità di ricovero superiore alle 24 ore;
  • laboratorio veterinario di analisi: struttura dove è possibile effettuare, su richiesta, indagini diagnostiche, ma senza prestare nessun tipo di cura clinica o chirurgica;
  • strutture/unità veterinarie mobili: sono quelle per il soccorso di animali feriti o gravi, e utilizzate per lo svolgimento di attività collegate a una o più strutture veterinarie;
  • attività in campo: sono quelle espletate, ad esempio, nelle aziende zootecniche, nei canili/gattili, nei bioparchi (per la cura di animali esotici e selvatici);
  • stabilimenti per l’impiego di animali a fini scientifici: si suddividono in stabulario convenzionale (struttura in cui sono stabulati animali convenzionali e nella quale non sono richieste procedure di accesso e di lavoro estremamente rigorose, garantendo comunque un buon livello sanitario, nella salvaguardia del benessere animale) e stabulario barrierato (ha regole di accesso e di utilizzo più severe, per contenere al minimo il rischio di eventuali contaminazioni da microrganismi patogeni);
  • medicina veterinaria delle specie acquatiche: riguarda acquacoltura e acquariofilia, dove il veterinario è fondamentale per la salute pubblica e per il benessere degli animali acquatici, realizzati attraverso l’uso di farmaci introdotti con alimenti medicamentosi.

Quali sono i rischi nel settore veterinario

In tutti gli ambienti visti nel precedente paragrafo, i quali hanno ciascuno specifiche peculiarità, è necessario prestare attenzione anche ai diversi pericoli e ai rischi cui il veterinario può essere esposto, oltre a quelli riguardanti il benessere dell’animale.

Da un lato, infatti, gli operatori del settore (che siano dipendenti pubblici, privati o liberi professionisti) devono tutelare il benessere dell’animale, conservare e salvaguardare il patrimonio faunistico e zootecnico, promuovere campagne di rispetto degli animali, di educazione (per il corretto rapporto tra uomo e animale) e di sicurezza alimentare. Dall’altro, però, possono essere esposti a rischi di tipo chimico, fisico, biologico, al rischio di infortuni, patologie correlate alla movimentazione manuale dei carichi e a rischi di burnout.

Nello specifico:

  • rischio chimico: in ambito veterinario, è associato non solo all’utilizzo di farmaci ma anche a sostanze chimiche che possono essere introdotte nell’organismo umano per inalazione, contatto e ingestione accidentale. Un esempio possono essere i reagenti chimici usati nei laboratori di analisi per il trattamento dei campioni istologici. Nell’impiego di tali prodotti vanno quindi considerate le indicazioni riportate nella scheda dati di sicurezza, prestando attenzione anche alle corrette procedure di conservazione e smaltimento;
  • rischio fisico: può essere dovuto ad apparecchiature che producono vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali, radiazioni ionizzanti e rumore, anche se in genere nelle strutture veterinarie non vi sono macchinari che espongono a rumore o vibrazioni sopra i limiti consentiti. Le misure di prevenzione, in generale, sono rappresentate dalla ridotta durata di esposizione, dall’aumento della distanza tra sorgente e operatore e dall’utilizzo di schermature tra la sorgente radioattiva e il punto di interesse;
  • rischio biologico: il rispetto delle norme di igiene e di attenzione agli aspetti di contaminazione biologica è fondamentale per prevenire zoonosi o altre affezioni derivanti da esposizioni nell’ambiente di lavoro (come patologie da contatto e allergie). Gli agenti patogeni possono essere trasmessi per inalazione di aerosol infetti, ingestione, inoculazione per via parenterale e trasmissione indiretta mediante vettori;
  • rischio di infortuni, traumi, movimentazione manuale di pesi o carichi: sono incluse nella movimentazione manuale dei carichi tutte le azioni che riguardano il sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, le quali possono comportare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari. Il veterinario può essere esposto anche a infortuni o traumi legati a scivolamenti, urti, oppure morsi, graffi, calci degli animali, cornate ecc. La gestione di animali di grossa taglia può portare a infortuni gravi e anche mortali, motivo per cui è importante conoscere il comportamento dell’animale (evitando di stressarlo con azioni non necessarie), usare gli adeguati strumenti e i DPI;
  • rischio psicosociale (burnout): è legato ai fattori di stress lavoro-correlato, la cui cronicizzazione può portare a burnout (esaurimento fisico, emotivo e mentale, causato da un prolungato e intenso stress lavorativo).

Esposizione a farmaci pericolosi nel settore veterinario

Come detto, l’esposizione a farmaci pericolosi non riguarda solo l’ambito sanitario ma anche il settore veterinario.

Tutte le fasi della manipolazione dei farmaci (trasporto, immagazzinamento, somministrazione, smaltimento dei rifiuti) coinvolgono diverse figure, sia per le attività svolte in cliniche, ospedali e ambulatori veterinari, sia in contesti esterni, come le terapie domiciliari o le attività condotte nei canili/gattili, nelle aziende zootecniche, ecc.

La gestione dei rischi, dunque, deve essere attuata attraverso idonee misure di sicurezza di tipo collettivo, individuale e procedurali. Un esempio può essere ricorrere a specifiche linee guida da redigere per la tutela della salute e della sicurezza di tutto il personale del settore.

Il documento Inail “Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario” dedica una sezione specifica ai farmaci pericolosi e al loro monitoraggio ambientale e biologico. Per approfondire, clicca qui per leggere il file completo.

Lavori nel settore veterinario e vuoi essere certo di operare tutelando il benessere degli animali ma anche la tua salute e sicurezza sul lavoro? Contattaci senza impegno per richiedere una valutazione dei rischi oppure la consulenza di un nostro professionista.


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