A differenza di quella di legno tenero, l’esposizione a polveri di legno duro può rappresentare un rischio concreto per tutti quei lavoratori coinvolti, ad esempio, in attività di costruzione, lavorazione del legname, realizzazione di mobili, porte, finestre e molto altro ancora.
Cosa sono le polveri di legno e cosa prevede la valutazione dei rischi? Qual è la situazione in Italia legata a tale tipologia di rischio cancerogeno? Vediamo maggiori dettagli, in questo articolo.
Polveri di legno duro e tenero: le differenze e quali effetti possono causare
Il termine “legno duro”, tradotto dall’inglese hardwood, fa riferimento soprattutto alla tipologia di legno e include, tra i principali, l’acero, l’ontano, la betulla, l’hickory e il faggio bianco.
Questa categoria viene considerata, come detto, potenzialmente cancerogena per l’uomo, a differenza delle polveri di legno tenero (o “softwood”) quali ad esempio quelle di abete, cedro, cipresso, larice, pino, sequoia.
Queste polveri di legno si generano durante operazioni come la segatura, la levigatura e la fresatura del legno (ma non solo) e la loro pericolosità – più che al materiale in sé – è legata al fatto di essere più o meno sottili e inalabili, raggiungendo le vie respiratorie e accumulandosi nei polmoni.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato le polveri di legno duro come cancerogene di Gruppo 1, ovvero il livello più alto di rischio. Questo significa che esiste una chiara evidenza scientifica che l’esposizione a tali polveri possa causare il cancro, in particolare nelle forme di cancro nasale e dei seni paranasali.
I disturbi, tuttavia, possono anche essere di altro tipo, ovvero generalmente:
- asma e problemi respiratori;
- reazioni allergiche;
- irritazioni cutanee o oculari.
Valutazione del rischio da polveri di legno e valore limite di esposizione professionale
Ai sensi del Titolo IX del D.Lgs. 81/08, la legislazione italiana, in recepimento delle direttive comunitarie, impone non solo la valutazione dell’esposizione professionale alle polveri di legno ma anche il mantenimento e controllo, tramite monitoraggio ambientale, del rispetto del valore limite di esposizione professionale (VLEP) previsto dall’allegato XLIII.
La Direttiva UE 2017/2398, che ha riconosciuto l’esposizione a polvere di legno duro come causa – in tutta l’Unione europea – di malattie (inclusi tumori nasali e nasosinusali), ha previsto inizialmente l’abbassamento del VLEP da 5 a 3 mg/m3 fino al 17 gennaio 2023, e successivamente a 2 mg/m3.
Inoltre, ha stabilito di applicare tale limite a tutte le polveri di legno presenti in miscela, vista l’estrema diffusione di esposizioni miste di legno duro e tenero.
In generale, come indicato all’articolo 236 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, la valutazione del rischio da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni deve tenere conto:
- delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza;
- dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti o utilizzati;
- della loro concentrazione;
- della loro capacità di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento (“anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma polverulenta e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita“).
La valutazione deve considerare anche tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo.
In base a quanto emerso dalla valutazione del rischio, il datore di lavoro potrà poi adottare le adeguate misure di prevenzione e protezione, adattandole alle specifiche situazioni lavorative.
Esposizione a polvere di legno duro: alcuni dati sulla situazione in Italia
Il SIREP (Sistema Informativo Registro Esposizioni Professionali) è un sistema gestito dall’Inail per raccogliere e gestire i dati relativi alle esposizioni professionali ad agenti cancerogeni. Recentemente l’Inail ha pubblicato una nuova stima dei lavoratori potenzialmente esposti alla polvere di legno duro, aggiornando quella precedente del 2016 e utilizzando dati fino a tutto il 2023.
Nel complesso, in Italia sono stati stimati 209.421 lavoratori potenzialmente esposti, con un incremento del 22% rispetto al 2016. La maggior parte lavora nell’industria del legno (60.832) e nella fabbricazione di mobili (59.150).
Se nel 2016 il 90% dei lavoratori esposti era di genere maschile, oggi tale percentuale si riduce al 79%, con un 21% di lavoratrici donne e un incremento femminile più che raddoppiato.
Inoltre, se in passato il settore economico con la percentuale più alta di donne (36%) era quello delle creazioni e interpretazioni artistiche e letterarie, ora quello con la più alta rappresentanza di genere femminile è rappresentato dal commercio al dettaglio di altri prodotti di uso domestico in esercizi specializzati (50%).
Nel documento Inail sono presenti anche due tabelle con il dettaglio di:
- distribuzione per attività economica dei lavoratori potenzialmente esposti alla polvere di legno duro;
- distribuzione dei lavoratori potenzialmente esposti alla polvere di legno duro nell’industria del legno e dei mobili.
Questi dati, combinati con misure di rischio relativo, possono essere utilizzati per stimare la frazione attribuibile per il rischio di inalazione di polvere di legno duro dovuta all’esposizione sul lavoro. E quindi, sulla base di essi, programmare poi interventi di prevenzione finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute nei luoghi di lavoro.
Per approfondire, qui puoi consultare il documento completo.
La tua azienda prevede lavorazioni che possono esporre al rischio da polveri di legno duro? Contattaci senza impegno per effettuare una valutazione del rischio specifica o per richiedere la consulenza di un nostro professionista.
Cristiano Rugolotto
Consulente tecnico specializzato in acustica ambientale, sicurezza sul lavoro e ambiente, amante della fotografia.
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