Dispositivo uomo a terra: come funziona e quando è obbligatorio

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Dispositivo uomo a terra: come funziona e quando è obbligatorio

Il dispositivo uomo a terra rappresenta uno strumento fondamentale per la sicurezza dei lavoratori che operano in specifici contesti, come ad esempio gli spazi confinati o gli ambienti isolati.

In tutte quelle mansioni svolte in solitaria, dove non sono presenti altri soggetti che possano accorgersi di una situazione di emergenza (es. caduta dall’alto, malore, svenimento, eccetera) e quindi prestare soccorso al lavoratore, un dispositivo di questo tipo può fare davvero la differenza.

Cos’è e come funziona un dispositivo uomo a terra? Quando è obbligatorio? Può essere considerato a tutti gli effetti un dispositivo di protezione individuale? Approfondiamo meglio, in questo articolo.

Cos’è un dispositivo uomo a terra e come funziona

Un dispositivo uomo a terra (chiamato anche “man down device”) è uno strumento elettronico che consente di rilevare e segnalare in automatico una possibile situazione di pericolo, come una caduta, un malore, un infortunio grave o una prolungata immobilità.

Come anticipato, questa soluzione può diventare fondamentale soprattutto in contesti in cui il lavoratore opera da solo o in ambienti isolati, dove un incidente potrebbe non essere immediatamente notato da altri o in cui il soggetto non verrebbe sentito da nessuno, qualora dovesse richiedere aiuto.

Gli ambiti e le figure coinvolte possono essere diverse: lavoratori in cantiere, addetti alla manutenzione di macchinari, così come – in generale – tutti coloro che operano in solitaria in situazioni in cui un’eventuale emergenza dev’essere rilevata tempestivamente da qualcuno.

Il funzionamento dei dispositivi uomo a terra si basa su sensori e GPS integrati, in grado di rilevare variazioni anomale in termini di:

  • movimento (in caso di immobilità prolungata della persona);
  • postura (in caso di caduta o inclinazioni anomale).

Perché siano efficaci, ovviamente, questi dispositivi vanno indossati durante l’attività lavorativa (ne esistono di diverse tipologie, da portare in cintura o al polso, adatti ad ambienti normali o anche in quelli classificati ATEX).

In caso di evento critico, solitamente il dispositivo emette un allarme locale (vibrazione o segnale acustico): se non viene disattivato manualmente da chi lo indossa, entro un tempo prestabilito, lo strumento invia in automatico una segnalazione e la posizione del soggetto alle persone impostate, consentendo un rapido intervento.

Quando è obbligatorio il dispositivo uomo a terra? Cosa dice la normativa

Cosa dice la legge sui dispositivi uomo a terra? Quando sono obbligatori? Sebbene il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08) non li menzioni direttamente, ci sono degli articoli di tale decreto che possono essere presi come riferimento normativo.

L’articolo 15, ad esempio, prevede tra le misure generali di tutela della salute e sicurezza sul lavoro “le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato“.

L’articolo 17 prevede l’obbligo, per il datore di lavoro, di valutare tutti i rischi presenti ed elaborare di conseguenza il DVR, mentre tra gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente (articolo 18, comma 1) viene menzionato ad esempio il fatto di “adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui all’articolo 43”.

Lo stesso articolo 43 è dedicato alle disposizioni generali che riguardano la gestione delle emergenze e prevede anche che il datore di lavoro adotti le adeguate misure volte a consentire ai lavoratori, “in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato”, di mettersi al sicuro e abbandonare immediatamente il luogo di lavoro.

Infine, è bene ricordare che l’articolo 37 impone al datore di lavoro di garantire che ogni lavoratore riceva un’adeguata formazione sui rischi lavorativi e l’addestramento specifico su “attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale”.

Dunque, sebbene non citato in modo esplicito, il dispositivo uomo a terra è obbligatorio in caso di lavoro in solitaria e di una valutazione dei rischi che preveda l’adozione di strumenti idonei alla gestione delle emergenze.

Il dispositivo uomo a terra va considerato un DPI?

Alla luce di quanto visto finora, potrebbe sorgere un dubbio: i dispositivi uomo a terra vanno considerati come dispositivi di protezione individuale?

In realtà, la risposta è no, per due motivi. Innanzitutto, i DPI sono strumenti di protezione dai rischi, mentre il dispositivo uomo a terra non serve a proteggere in senso stretto da un rischio ma è utile nella gestione delle emergenze. In pratica, in caso di infortunio, malore, caduta, eccetera, questo strumento consente di chiamare i soccorsi e garantire un rapido intervento, prima che le conseguenze possano essere più gravi (ma non permette, ad esempio, di evitare una caduta dall’alto, come potrebbe fare un’imbracatura).

Altro motivo risiede proprio nella definizione di DPI inclusa nel D.Lgs. 81/08. All’articolo 74, comma 2, viene fatto un elenco di ciò che non può essere considerato un dispositivo di protezione individuale, e tra i punti menzionati ve ne sono due che hanno un legame stretto con i dispositivi uomo a terra:

  • le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
  • gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

In ogni caso, pur non essendo un DPI, la formazione è comunque importante per capire come indossare e utilizzare correttamente un dispositivo uomo a terra e gestire al meglio una situazione di emergenza.

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Filippo di Stefano

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